Napoli, mercato in rosso per 47,5 milioni senza quasi acquisti: ecco perché
Il club non ha comprato quasi nessuno nella sessione chiusa martedì scorso, eppure il saldo di mercato risulta negativo per circa 47,5 milioni. La spiegazione è nei tempi con cui i conti registrano le operazioni fatte, non in nuovi colpi.

Il Napoli non ha praticamente acquistato nessuno nella sessione di mercato chiusa martedì 1° settembre alle 20:00 — l'unico tentativo concreto, il prestito con diritto di riscatto per il difensore della Juventus Federico Gatti, è sfumato per il no dei bianconeri. Eppure il saldo del mercato risulta negativo per circa 47,5 milioni di euro. Non è una contraddizione: è la differenza tra il momento in cui un acquisto si decide e il momento in cui quell'acquisto pesa sui conti.
Rasmus Højlund è arrivato a Napoli nel settembre 2025 in prestito, con un obbligo di acquisto subordinato a condizioni contrattuali. A giugno 2026 il club ha comunicato che quelle condizioni si erano verificate e il trasferimento era diventato definitivo. Stessa dinamica per Lorenzo Lucca, preso dall'Udinese il 18 luglio 2025 in prestito con obbligo di riscatto condizionato: i friulani hanno annunciato la cessione definitiva il 23 gennaio 2026. Due operazioni nate nel 2025 che continuano a comparire nelle ricostruzioni del mercato dell'estate appena chiusa.
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Il motivo è che nel calcio esistono almeno tre orologi diversi: quello della decisione contrattuale, quello contabile — quando il diritto sul calciatore entra a bilancio e il costo si distribuisce negli anni tramite ammortamento — e quello della cassa, quando i soldi escono davvero dal conto. I tre momenti raramente coincidono. Ecco perché un mercato quasi immobile sul campo può comunque chiudere pesante sui libri contabili.
Il bilancio del Napoli conferma il quadro: alla stessa data il club vantava circa 110 milioni di crediti verso il settore calcistico, a fronte di 173 milioni di impegni nello stesso ambito, e disponeva di circa 174 milioni di liquidità. Numeri compatibili tra loro, ma che raccontano una cosa precisa: avere soldi in banca non significa poterli spendere liberamente sul prossimo centravanti. Ci sono stipendi, ammortamenti, rate di trasferimenti precedenti e costi operativi già impegnati.
A complicare il quadro c'è la UEFA, che nel monitoraggio sulla stagione 2025/26 ha rilevato per il Napoli, riferito al 2025, uno squad cost ratio superiore alla soglia del 70%. Nessuna sanzione, perché lo scostamento è stato integralmente compensato dal surplus dei football earnings maturato negli esercizi rilevanti, come previsto dal regolamento. Ma il dato resta: lo squad cost ratio mette in rapporto il costo della rosa — stipendi, ammortamenti, costi dei prestiti — con i ricavi e alcune componenti del player trading, e misura un equilibrio economico, non il saldo del conto corrente.
È il punto che dovrebbe far riflettere più di quanto rassicuri. Se questa è davvero l'estate del riequilibrio dei conti dopo anni in cui il costo della rosa è cresciuto molto, la domanda che la piazza si porta dietro dopo un mercato fatto quasi solo di un tentativo fallito su Gatti è a cosa servirà la capacità di spesa che il club dice di star ricostruendo. Non è una domanda accademica: è la stessa che la curva si fa guardando la classifica, decima con 3 punti dopo il ko interno col Como e la vittoria a Genova.
Il prossimo banco di prova per i conti, prima ancora che per il campo, sarà la sessione di gennaio: riapre sabato 2 gennaio e chiude martedì 2 febbraio 2027. Se lo squad cost ratio resterà sopra soglia anche nel prossimo monitoraggio, sapremo se il riequilibrio di quest'estate era un progetto o solo una sosta obbligata.
Fonte: Il Napolista




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